Come sta il Lago di Varese, un tempo considerato il “grande malato”?
Decisamente meglio rispetto a qualche anno fa, grazie agli interventi promossi da Regione Lombardia in collaborazione con decine di enti, aziende, istituzioni e associazioni che, a vario titolo, si preoccupano del suo stato di salute attraverso l’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale (AQST).
Non è un’opinione, ma la realtà testimoniata dal ritorno alla balneabilità e dai dati delle analisi che l’ARPA raccoglie ed elabora in continuo.
Sì, perché oltre ai campionamenti delle acque che si svolgono grossomodo ogni mese, dal 2020, sempre nell’ambito dell’AQST Lago di Varese, dal 2020 c’è, proprio nel bel mezzo del bacino, dove le acque sono più profonde, una sentinella elettronica in grado di inviare, ogni minuto, una serie di dati essenziali per valutare la qualità delle acque. La boa, inoltre, è parte di un più ampio sistema di controllo e analisi che si avvale anche di rilievi satellitari.
“Grazie anche al prelievo e all’allontanamento delle acque profonde, più povere d’ossigeno e più ricche di fosforo, e agli altri interventi eseguiti nell’ambito del programma dell’AQST, stiamo riscontrando un progressivo miglioramento, cioè una riduzione della quantità di fosforo nelle acque, anche se l’obiettivo di portare il lago allo stato ecologico “buono” è ancora da raggiungere”– dice Pietro Genoni, responsabile dell’Unità organizzativa “Laghi” di ARPA Lombardia.


