Se lo ricorda ancora, Franco: aveva 14 anni quando accompagnò per la prima volta il papà e il nonno a pescare. E furono proprio loro a trasmettergli l’amore e la passione per il lago, insegnandogli – giorno dopo giorno – i segreti di quel mestiere. Ancora oggi, per lui, il più bello del mondo.
Eppure noi lo sappiamo bene: il lavoro del pescatore professionista è estremamente impegnativo, poiché fatto di levatacce al mattino, di pioggia, di gelo o di sole cocente.
Ma a Gianfranco Zanetti (per tutti Franco), storico pescatore varesino, non è mai pesato attraversare il suo lago. Nemmeno sotto la neve o con il vento forte. I suoi ricordi, anzi, sono tutti impregnati di emozione e di amore. Ci racconta con malinconia di quando nelle sue reti rimanevano intrappolati quintali di pesce. Oggi, purtroppo, la situazione è ben diversa e fare il pescatore è ormai più una passione che un lavoro: “Di certo non se ne ricava uno stipendio. Io sopravvivo grazie alla pensione”, confida Franco ad Antea Franceschin, divulgatrice scientifica, nonché nostra preziosa collaboratrice.
Ma cosa è successo? Come si è arrivati fin qui? Per spiegarvelo, facciamo un passo indietro: i nostri ecosistemi, patrimonio naturale da difendere e preservare per le generazioni future, sono da sempre caratterizzati da equilibri molto delicati. A livello mondiale, oltre all’inquinamento e ai cambiamenti climatici, l’introduzione di specie provenienti da altre aree geografiche rappresenta oggi una delle principali cause della perdita di biodiversità e genera una competizione per le risorse limitate e un pericoloso conflitto con le specie autoctone che, purtroppo, sono quelle che pagano il prezzo più caro. Numeri alla mano, se fino a 50 anni fa nel lago di Varese si pescavano circa 600 quintali di pesce persico all’anno, oggi il numero è sceso precipitosamente sotto al quintale. E questo vale anche per i l luccio, il luccioperca e la tinca, messi in serio pericolo dal moltiplicarsi di siluri e cormorani.
Il lago di Varese, dunque, soffre. E con esso anche i pescatori, così innamorati di quello specchio d’acqua che per anni gli ha dato tanto. Tutto. E non parliamo solo del pesce. “Il lago è tutta la mia vita”, dice Franco. “Non mi importa che sia Natale o Ferragosto. Ogni giorno esco con la mia barca, respiro i profumi della natura e mi rinnamoro di ciò che mi circonda”.
Franco è un tesoro prezioso, con le sue storie – i suoi ricordi – la sua esperienza e le sue competenze. E proprio come il lago (e insieme agli altri due pescatori professionisti rimasti) deve essere protetto e valorizzato.
Alfa lo sa. E lo fa quotidianamente, spendendosi per garantire un’acqua sempre più controllata e pulita. E non a caso da ormai due anni il lago è tornato ad essere balneabile.



