SOTTO LA SUPERFICIE: IL VOLTO NASCOSTO DEI LAGHI

Vi sveliamo il principio della continuità morfologica: la forma del territorio non si interrompe quando incontra l'acqua, ma prosegue. E si trasforma
Elisa Bacchetti durante un'immersione
Marco Corso

Marco Corso

Cosa c’è davvero sotto un lago? Lo specchio d’acqua calmo che osserviamo è solo l’inizio di un racconto molto più profondo. Sotto di esso, infatti, si estende un paesaggio sommerso che, sorprendentemente, non è altro che la prosecuzione diretta di quello che vediamo in superficie.

È il principio della continuità morfologica: la forma del territorio non si interrompe quando incontra l’acqua, ma continua, si immerge, si trasforma. E lo fa seguendo le stesse logiche geologiche che modellano montagne, vallate e pianure.

DAI GHIACCIAI AI LAGHI: UNA STORIA SCOLPITA DAL TEMPO

Molti dei laghi del Nord Italia, come il Lago Maggiore, hanno un’origine antica. Durante le ultime ere glaciali, enormi masse di ghiaccio hanno scavato la roccia, creando profonde conche che si sono poi riempite d’acqua. Quello che resta oggi è una vera e propria valle sommersa: le sponde che vediamo sono solo la parte emersa di un sistema molto più ampio. Sotto il livello dell’acqua, il fondale continua con pendenze, rilievi e avvallamenti che replicano – spesso in modo ancora più accentuato – le forme del paesaggio circostante.

LE MAPPE CHE SVELANO L’INVISIBILE

A rendere visibile questo mondo nascosto ci pensano le carte batimetriche. Proprio come le curve di livello sulle mappe terrestri, le isobate tracciano linee che uniscono punti alla stessa profondità, permettendo di “vedere” la forma del fondale.

Il risultato? Un paesaggio tutt’altro che uniforme. Altro che fondali piatti: sotto la superficie si trovano scarpate improvvise, pianori sommersi, antiche valli e veri e propri canyon subacquei.

DAL MODELLO ALLA REALTA’

Ma quanto questa teoria corrisponde alla realtà? Per verificarlo, basta scendere sott’acqua. Nelle acque di Sassogalletto, nel comune di Castelveccana, un’immersione rivela esattamente ciò che le mappe suggeriscono: il fondale non è affatto monotono. Si incontrano gradoni rocciosi, pendii che scendono rapidamente e zone più dolci che ricordano terrazze naturali. È come camminare in montagna, ma al contrario: invece di salire verso una vetta, si scende verso profondità sempre maggiori.

UN PAESAGGIO CHE CONTINUA

Questa continuità tra sopra e sotto non è solo una curiosità geografica: è una chiave di lettura fondamentale per comprendere l’ambiente lacustre. Influenza le correnti, la distribuzione della fauna, la qualità dell’acqua e persino le attività umane, dalla navigazione alla gestione delle risorse idriche.

Capire che il lago non finisce in superficie, ma continua in profondità, significa cambiare prospettiva, allargando i nostri orizzonti.

Foto copertina di Marco Tagliabue

Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy:

PERICOLO ALLUVIONI

ALFA NON RISCHIA PIÙ

Ascolta l’intervista a Chiara Cosco, Responsabile Rilievi, Modelli e Invarianza idraulica di Alfa; e a Filippo Palo, della Flow Science Mediterranea.

Tanti auguri di

Buona Pasqua

Vuoi sapere che tempo farà?