GLI INVISIBILI SOTT’ACQUA: COME I PESCI SI MIMETIZZANO

GLI INVISIBILI SOTT’ACQUA: COME I PESCI SI MIMETIZZANO

Accade anche noi nostri laghi. Dal luccio alla carpa, sono tante le specie che utilizzano questa strategia per difendersi e per cacciare
Debora Banfi

Debora Banfi

Quando il pesce diventa quasi invisibile. Sotto la superficie di un lago esiste un mondo che spesso non riusciamo nemmeno a immaginare. Un ambiente fatto di vegetazione sommersa, fondali, ombre e correnti, nel quale colori, forme e movimenti possono diventare vere e proprie strategie di sopravvivenza.

Uno degli esempi più affascinanti è il luccio, predatore presente anche nei laghi lombardi. Il suo corpo allungato e la caratteristica livrea maculata e striata gli permettono di confondersi con la vegetazione acquatica e con le zone d’ombra. È una sorta di “cacciatore invisibile”: resta immobile, sfrutta l’ambiente circostante e aspetta che una preda si avvicini abbastanza.

Ma il mimetismo non serve soltanto a cacciare. Per molte specie, confondersi con l’ambiente significa soprattutto non diventare una preda.

La tinca, per esempio, con la sua colorazione bruno-olivastra e il corpo ricoperto di piccole squame, può confondersi con i fondali fangosi e con la vegetazione. Anche la carpa sfrutta una livrea dai toni spesso poco appariscenti che la aiuta a non risaltare quando si muove vicino al fondo.

E poi ci sono pesci che sembrano quasi progettati per scomparire tra le piante. Il persico reale, molto comune nei laghi italiani, presenta bande verticali scure che, tra canneti e vegetazione sommersa, possono spezzare il profilo del corpo e renderlo meno riconoscibile.

Il principio è sempre lo stesso: rompere la propria sagoma, confondersi con ciò che circonda e diventare più difficili da individuare.

In natura, però, il mimetismo non è necessariamente perfetto e non significa che un pesce possa letteralmente “cambiare colore” a piacimento. È piuttosto il risultato di caratteristiche evolute nel tempo, che permettono a una specie di essere più difficile da vedere nel proprio habitat.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più sorprendenti degli ecosistemi lacustri.

Noi vediamo una superficie d’acqua apparentemente tranquilla. Sotto, invece, ogni specie ha sviluppato il proprio modo di muoversi, nascondersi, cacciare e difendersi.

Il lago non è mai davvero immobile.
È un mondo pieno di strategie che, spesso, sono proprio davanti ai nostri occhi.

IL PROGETTO DI ALFA

Ma le strategie non sono solo quelle dei pesci. Anche l’uomo può intervenire per favorire la loro riproduzione e proteggere la biodiversità.
Torniamo al depuratore di Sant’Antonino Ticino di Alfa per parlare, ancora una volta, del progetto innovativo di simbiosi industriale che ha trasformato l’acqua depurata in una risorsa per il ripopolamento ittico. Attraverso “Albiorelle”, realizzato con l’Istituto Sperimentale Italiano Lazzaro Spallanzani e il Politecnico di Milano, le acque reflue, dopo avanzati trattamenti di depurazione, sono state utilizzate per creare un ambiente adatto alla crescita di una specie ittica a rischio, successivamente reimmessa nel fiume Ticino.
Un esempio concreto di come la depurazione delle acque possa diventare anche uno strumento per sostenere gli ecosistemi e la biodiversità.

Foto copertina di Marco Tagliabue

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Ascolta l’intervista a Chiara Cosco, Responsabile Rilievi, Modelli e Invarianza idraulica di Alfa; e a Filippo Palo, della Flow Science Mediterranea.

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