I CANI DEL CONFINE, VITTIME SILENZIOSE DI UNA STORIA DIMENTICATA

I CANI DEL CONFINE, VITTIME SILENZIOSE DI UNA STORIA DIMENTICATA

Utilizzati come "staffette" per il trasporto clandestino delle merci tra Italia e Svizzera, molti di loro furono abbattuti dalle guardie di confine. Una pagina poco conosciuta della storia del dopoguerra
Alfa Varese

Alfa Varese

Tra le vicende più toccanti legate alla storia del confine tra Italia e Svizzera c’è anche quella dei cani impiegati dai contrabbandieri. Fedeli compagni dell’uomo, venivano utilizzati per trasportare piccoli carichi oltrefrontiera o come vere e proprie “staffette”, sfruttando la loro agilità e la perfetta conoscenza dei sentieri di montagna.

Addestrati a tornare sempre dal proprio padrone, rappresentavano un mezzo efficace per aggirare i controlli doganali. Proprio per questo motivo, le guardie di confine erano spesso costrette ad abbatterli per interrompere il traffico clandestino delle merci.

Una vicenda che oggi colpisce per la sua durezza e che restituisce il volto più umano di un fenomeno nato dalle difficoltà economiche del dopoguerra. Anche gli animali, loro malgrado, finirono coinvolti in un’attività illegale, diventandone spesso le vittime più innocenti.

Ricordare queste storie significa comprendere meglio la complessità della vita lungo il confine in quegli anni, senza dimenticare il prezzo pagato da chi, inconsapevolmente, fu trascinato negli eventi della storia.

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